Oggi sul Corriere della Sera Gian Antonio Stella torna sul caso Barbato
Tuttifrutti
Di Gian Antonio Stella
L’indignazione dell’onorevole
Furente contro il dito ma del tutto indifferente nei confronti della luna marcia e corrotta che quel dito aveva indicato, Alessandra Mussolini qualche giorno fa ha lanciato tuoni e fulmini, alla Camera, contro il deputato Francesco Barbato colpevole di «un comportamento veramente grave»E cioè di aver «filmato con una telecamera nascosta noi parlamentari in aula e nelle Commissioni permanenti».
«Vede, signor Presidente» ha tuonato la nipote del Duce chiedendo a Gianfranco Fini di censurare il collega-cameraman, «siamo in un momento delicato e, per molti aspetti, terribile. Occorre dare rispetto e fiducia alle istituzioni, alle quali tutti noi apparteniamo». Come farlo, se Gli intoccabili de « La7» trasmette «filmati che sono stati girati in modo illegale»? Non è solo «violazione del regolamento, ma è la violazione di tutto un rapporto che noi abbiamo. Si tratta anche di restituire fiducia nel nostro lavoro ai cittadini».
Ora, che Francesco Barbato abbia violato la privacy dei colleghi non lo mettiamo in dubbio. Che abbia tradito la fiducia dei colleghi è difficile da contestare. Che abbia compiuto un gesto contrario al regolamento è altrettanto ovvio. Ma è stupefacente che la Mussolini ( che tra l’altro aveva già violato il tempio scattando nella stessa aula una foto così con il cellulare a Italo Bocchino e a Mara Carfagna denunciando di averli «visti parlare in atteggiamenti amorevole» non abbia sprecato una sola sillaba, neppure una, neanche di striscio, per biasimare le cose inaccettabili, volgari e in qualche caso ributtati che dicevano i suoi colleghi filmati.
Tra le tante, alla strabica custode della sacralità della Camera, ricordiamo la trascrizione di quanto dice Antonio Razzi spiegando perché aveva deciso di tradire Di Pietro dando il suo voto determinante per salvare Berlusconi il 14 dicembre 2010: «Io avevo già deciso da un mese prima. Mica avevo deciso, figurati, tre giorni prima». «Ma come, tre giorni prima avevi detto male di Berlusconi!».«L’ho detto apposta. Già avevo deciso. Ma io te lo dico pure chiaro: io non avevo la pensione ancora. Dieci giorni mi mancavano. E per 10 giorni mi inculavano» Ah, lì, il 14 dicembre……..«Si. Perché se si votava il 28 marzo com’era in programma, io per 10 giorni non pigliavo la pensione. Hai capito? Io ho detto: chè, se c’ho 63 anni, giustamente dove vado a lavorare io? In Italia non ho mai lavorato. Che lavoro vado a fare? Mi spiego? Ho pensato anche ai cazzi miei. Non me ne frega. Perché Di Pietro pensa anche ai cazzi suoi. ..Mica pensa a me. Perciò fatti un po’ i cazzi tua e non rompere più i coglioni (…) Che cazzo te ne fotte, dico io. Tanto questi so tutti malviventi, questi pensano solo ai cazzi loro. A te non ti pensa nessuno, te lo dico io, caro amico, che questi, se ti possono inculare, ti inculano senza vaselina nemmeno”.
C’è da “restituire la fiducia ai cittadini”? Non conta che un deputato dica queste schifezze: conta che, umma umma, non si sappia.

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