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CAMERA: BARBATO (IDV), LA PROTEZIONE CIVILE NON E’ IL BANCOMAT DEL GOVERNO PDF Stampa E-mail
17 febbraio 2010

“La Protezione Civile ad oggi risulta essere il bancomat del Governo. Lo strumento con cui chi ci governa va al di sopra delle regole e delle leggi” a dichiararlo è l’on. Francesco Barbato dell’IdV in occasione della discussione del decreto-legge 30 dicembre 2009, n. 195, recante disposizioni urgenti per la cessazione dello stato di emergenza in materia di rifiuti nella regione Campania, per l’avvio della fase post emergenziale nel territorio della regione Abruzzo ed altre disposizioni urgenti relative alla Presidenza del Consiglio dei Ministri ed alla Protezione Civile.

“Non è giusto sporcare la Protezione Civile – ha dichiarato Barbato nel suo intervento a Montecitorio – un pezzo dello Stato, uno spaccato dell’Italia solidale, del soccorso e dell’aiuto. Non è giusto per le persone che ne fanno parte, per quel milione e 200 mila volontari che operano al suo interno. Perché è questo di cui si parla oggi. La Protezione Civile è infatti considerata un comitato d’affari; affari che fa il Governo. È un carro su cui andare all’arrembaggio. È il Governo ad essere colpevole di una gestione impropria e di un uso distorto della Protezione Civile. Questo non è un Governo del FARE, ma dell’AFFARE e dell’ARRAFFARE che con la Protezione Civile intende arricchirsi ed eludere la legge. Dalle indagini infatti risultano essere coinvolti nei vari ingranaggi emergenziali sugli appalti della Protezione Civile personaggi quali Antonio Di Nardo, un boss-imprenditore, ritenuto vicino al clan dei Casalesi ed entrato sin dentro Palazzo Chigi. E non dimentichiamo che il clan dei Casalesi occupa anche posti in Parlamento”. Sulla cessazione dello stato di emergenza rifiuti in Campania Barbato ha infine affermato “La crisi non può considerarsi finita perché lo strumento per superarla, il termovalorizzatore di Acerra, è altamente inquinante e sfora di gran lunga i parametri consentiti dalle leggi ambientali. Il paradosso è che oggi discutiamo un D.L. nel quale, all’art. 9 comma 2, è previsto un esborso di 355 mln di euro per l’impianto.   Responsabili di questo disastro ambientale e umano sono la FIBE e l’Impregilo che dovrebbero, e così al danno si aggiunge la beffa, incassare i soldi. E i poteri straordinari e d’emergenza tipici della Protezione Civile, anziché usati a tutela della salute dei cittadini e dell’ambiente, servono ad ammazzare la gente. Bisogna ricordare infatti che l’impianto di Acerra intossica l’aria e provoca malattie e tumori. Non a caso l’area tra Nola, Acerra e Marigliano in cui si trova il termovalorizzatore è chiamata il “triangolo della morte”. La Campania è stata quindi il punto più basso raggiunto dalla Protezione Civile. Per questi motivi oggi dico no al DL”.

 
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