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11 febbraio 2010 da IL VELINO
Roma - "Io da deputato della Repubblica non posso lavorare in quest'aula, ho di paura di lavorare in quest'aula". Ha esordito cosi' Francesco Barbato, deputato dell'Italia dei Valori, prendendo la parola nell'aula della Camera in avvio di seduta. Barbato denuncia "un'aperta violazione dell'articolo 68 della Costituzione", in base al quale i parlamentari non possono essere chiamati a rispondere dei voti dati dell'esercizio delle loro funzioni. "Noi - chiosa il deputato dipietrista - non siamo liberi di dare voti. C'e' un onorevole che avrebbe incaricato personaggi ritenuti legati a un clan della camorra cui avrebbe dato incarico di avviare rappresaglie nei confronti di chi ha disatteso le sue indicazioni di voto. Questo presunto camorrista, legato a un clan napoletano, piu' precisamente al clan Ruocco, in provincia di Napoli, doveva andare a fare rappresaglie nei confronto di chi non ha votato secondo le indicazioni di un deputato presente in quest'aula". Barbato aggiunge che "quel deputato pensava di non poter essere intercettato, invece poiche' c'era una cimice captato che ha invito, e' risultato che invitava a cambiare i connotati di chi non aveva votato come lui voleva". L'esponente Idv continua: "Non posso fare il deputato in questo contesto. Io votero' come dice quel deputato, per evitare rappresaglie, per evitare che qualcuno mi cambi i connotati. Invitero' anche i parlamentari dell'Italia dei valori e del Pd a fare altrettanto. Non voglio dimostrare le infiltrazioni della camorra nello Stato e nel Parlamento, voglio fare il mio lavoro in serenita', senza essere condizionato"Barbato annuncia che fara' il nome di quel deputato a anticipa che "addirittura e' seduto al tavolo dei nove, dove si danno indicazioni su come votare. Potete riscontrarlo per tabulas". Poi, scaduti i cinque minuti a disposizione del deputato, Fini gli toglie la parola, osservando che l'intervento "dimostra quanto sia democratico il nostro regolamento, che consente a tutti di parlare". Uno dei predecessori di Fini alla presidenza, Pier Ferdinando Casini, gli obietta che l'intervento non andava consentito. "Lei ha presieduto l'aula, sa che il presidente non ha capacita' di prevedere cosa un deputato si accinge a dire", ribatte Fini. Segue un alterco - non il primo in questa legislatura - tra il deputato del Pdl Mario Landolfi e Barbato: i microfoni captano epiteti come "truffatore" e "pazzo". La tensione si allenta quando un'altra esponente del Pdl, Alessandra Mussolini, chiede di parlare per ricordare che parrucche e cappelli sono proibiti in aula, "quindi, presidente, inviti l'onorevole Barbato a togliersi la parrucca". Un accenno sarcastico ai lunghi capelli ricci sfoggiati dal deputato dipietrista. |