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ON. BARBATO: "COSI' SFIDO LA PARENTOPOLI NELL'ITALIA DEI VALORI" PDF Stampa E-mail
da "IL GIORNALE" 23.01.2010

Roma. Onorevole Franco Barbato, ha lanciato il guanto di sfida al leader Di Pietro al prossimo congresso. Perché?
«Io ho una diversa visione del partito. Immagino di andare oltre l’Idv, per costruire un movimento civico. La mia mozione, itinerante e aperta a tutti, parte dal basso. La sua è calata dall’alto».
Fece scalpore quando disse «Nel mio partito c’è gente a cui non voglio stringere la mano». È ancora così?
«A seguito delle mie contestazioni è stato fatto molto: si continui così. Vogliamo vedere solo facce pulite al nostro interno e non, come accade ora, i cosiddetti “signori delle tessere”, modello partitocratico della prima Repubblica».
E chi sarebbero?
«I troppi raìs che, a livello locale, comandano in maniera dispotica. Purtroppo, per crescere, l’Italia dei valori ha fatto troppi compromessi con personaggi ambigui, soprattutto al Sud».
E come si cambia?
«Con le elezioni primarie: i segretari cittadini, provinciali e regionali vengano eletti dagli iscritti e non più nominati dai vertici».
Altra malattia dell’Idv?
«La parentopoli: basta con gli incarichi interni di partito tra parenti in linea diretta, discendenti e ascendenti. Intere famiglie si sono accasate nell’Idv e questo non va bene. Così come i doppi o tripli incarichi».
L’errore sta nel manico?
«Di Pietro oggi ha una gestione verticistica del partito, invece io immagino un movimento organizzato su base federalista, dove a livello territoriale maturano e si attuano le decisioni. Non più calate dall’alto».
Di Pietro padre-padrone del partito? Non sarà mica il solo a contestarne la gestione...
«Affatto. Il problema è che spesso i coordinatori regionali tappano la bocca al dissenso».
E come fanno?
«Si sono trasformati in veri espellitori. Ho visto un missionario della diocesi di Milano espulso dal partito perché incompatibile. Chi più di un missionario può essere compatibile all’Idv? Le espulsioni o le sospensioni per “reati di opinione” non devono mai più accadere».
Con tutte queste critiche non si mette fuori dal partito?
«No, perché voglio portare all’interno i movimenti civici e dei territori ma soprattutto quei cittadini che hanno votato Idv ma sono fuori dal partito. Dobbiamo coinvolgere gli elettori e non utilizzarli solo alla bisogna elettorale».
È critico anche sulle candidature: perché non le piace Pippo Callipo in Calabria?
«Bisognava subito superare Loiero. E poi Callipo mi è sembrato un candidato solo in cerca di un partito che lo candidasse. Non voglio che l’Idv venga trasformato in un partito-taxi».
Si mormora che, forse, lei non potrebbe aspirare alla poltrona di segretario Idv perché non iscritto in quanto in ritardo con il pagamento della tessera. È così?
«L’unica tessera che ho avuto è stata quella del Psi e oggi, dopo vent’anni, dopo l’esperienza civica e la nuova frontiera della politica, ho fatto un grande sforzo a chiedere la tessera dell’Italia dei Valori. Non credo nel partito delle tessere ma in un movimento dei cittadini. Ma il problema vero è un altro».
Ossia?
«Che sono stufo di parlare di gossip, di Berlusconi alle Cayman o strade intestate a Craxi. Voglio parlare di emergenza lavoro, di crisi economica, di licenziamenti. Di politica vera insomma».

di Francesco Cramer
   
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«Io ho una diversa visione del partito. Immagino di andare oltre l’Idv, per costruire un movimento civico. La mia mozione, itinerante e aperta a tutti, parte dal basso. La sua è calata dall’alto».
Fece scalpore quando disse «Nel mio partito c’è gente a cui non voglio stringere la mano». È ancora così?
«A seguito delle mie contestazioni è stato fatto molto: si continui così. Vogliamo vedere solo facce pulite al nostro interno e non, come accade ora, i cosiddetti “signori delle tessere”, modello partitocratico della prima Repubblica».
E chi sarebbero?
«I troppi raìs che, a livello locale, comandano in maniera dispotica. Purtroppo, per crescere, l’Italia dei valori ha fatto troppi compromessi con personaggi ambigui, soprattutto al Sud».
E come si cambia?
«Con le elezioni primarie: i segretari cittadini, provinciali e regionali vengano eletti dagli iscritti e non più nominati dai vertici».
Altra malattia dell’Idv?
«La parentopoli: basta con gli incarichi interni di partito tra parenti in linea diretta, discendenti e ascendenti. Intere famiglie si sono accasate nell’Idv e questo non va bene. Così come i doppi o tripli incarichi».
L’errore sta nel manico?
«Di Pietro oggi ha una gestione verticistica del partito, invece io immagino un movimento organizzato su base federalista, dove a livello territoriale maturano e si attuano le decisioni. Non più calate dall’alto».
Di Pietro padre-padrone del partito? Non sarà mica il solo a contestarne la gestione...
«Affatto. Il problema è che spesso i coordinatori regionali tappano la bocca al dissenso».
E come fanno?
«Si sono trasformati in veri espellitori. Ho visto un missionario della diocesi di Milano espulso dal partito perché incompatibile. Chi più di un missionario può essere compatibile all’Idv? Le espulsioni o le sospensioni per “reati di opinione” non devono mai più accadere».
Con tutte queste critiche non si mette fuori dal partito?
«No, perché voglio portare all’interno i movimenti civici e dei territori ma soprattutto quei cittadini che hanno votato Idv ma sono fuori dal partito. Dobbiamo coinvolgere gli elettori e non utilizzarli solo alla bisogna elettorale».
È critico anche sulle candidature: perché non le piace Pippo Callipo in Calabria?
«Bisognava subito superare Loiero. E poi Callipo mi è sembrato un candidato solo in cerca di un partito che lo candidasse. Non voglio che l’Idv venga trasformato in un partito-taxi».
Si mormora che, forse, lei non potrebbe aspirare alla poltrona di segretario Idv perché non iscritto in quanto in ritardo con il pagamento della tessera. È così?
«L’unica tessera che ho avuto è stata quella del Psi e oggi, dopo vent’anni, dopo l’esperienza civica e la nuova frontiera della politica, ho fatto un grande sforzo a chiedere la tessera dell’Italia dei Valori. Non credo nel partito delle tessere ma in un movimento dei cittadini. Ma il problema vero è un altro».
Ossia?
«Che sono stufo di parlare di gossip, di Berlusconi alle Cayman o strade intestate a Craxi. Voglio parlare di emergenza lavoro, di crisi economica, di licenziamenti. Di politica vera insomma».

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